Art999

E all'improvviso fu il "Panico"

 

Ad un tratto un uragano di sensazioni sovrastanti, apparentemente inspiegabili ed improvvise: il cuore che batte all'impazzata, tremori, dispnea, soffocamento, dolore al petto, formicolio o torpore in qualche distretto corporeo, sudorazione fredda, brividi, vampate di calore, vertigini, nausea, sensazione di vuoto alla testa e di sbandamento, senso di svenimento, derealizzazione (cioè: senso di perdita del contatto con la realtà), depersonalizzazione (cioè: senso di perdita del contatto con se stessi), paura di perdere il controllo o di impazzire, sensazione di stare per morire.

È il PANICO, un attacco di panico!

La parola panico deriva dal nome dell'antico Dio greco Pan. Il nome Pan significa "tutto" perché, secondo la mitologia greca, Pan era lo spirito di tutte le creature naturali e questa accezione lo lega alla foresta, all'abisso, al profondo. L’abisso, in accezione psicologica, corrisponde a ciò che non è conosciuto, ciò che si muove al di sotto della nostra consapevolezza, ed in effetti, il panico si nutre proprio delle nebbie che avvolgono il nostro funzionamento mentale.

Il dio Pan si adira con chi lo disturba, ed emette urla terrificanti provocando nel disturbatore la paura. Alcuni racconti ci dicono che lo stesso Pan venne visto fuggire per la paura da lui stesso provocata.

Chi  è colpito da un attacco di panico prova a ‘gestirlo’ mettendo in atto una serie di comportamenti protettivi (ad esempio, inizia a respirare molto rapidamente) che nella maggior parte dei casi peggiorano la situazione amplificando le sensazioni del panico (l’iperventilazione, ad esempio, può peggiorare le sensazioni di vertigine, disorientamento e confusione).

Nell'angoscia di chi soffre di attacchi di panico, c'è sempre il riferimento a una terribile "prima volta" che lascia un ricordo talmente penoso che diventa, di per sé, un disturbo continuo. Gli attacchi di panico sono esperienze tremende, che fanno stare terribilmente male, e che, a loro volta, suscitano un'angoscia anticipatoria: i pazienti sono disposti  a tutto, pur di evitare di ritrovarcisi, vivono nel terrore che l’attacco di possa ripresentarsi e mettono in atto strategie di evitamento preventivo che tendono a diventare così massicce e pervasive, da portarli progressivamente a evitare ogni novità, ogni imprevisto, ogni occasione di vita, con grave disagio e infelicità.

Anche un solo attacco può portare l apersona a sviluppare una vera e propria “paura della paura”.  E’ rilevante sottolineare che gli attacchi di panico successivi al primo, spesso non sono tanto crisi di angoscia diretta, ma sono crisi di paura che si riattivi l'angoscia di quella "prima volta", un’angoscia così "insostenibile" da non riuscire talvolta neppure a pensarla, ma soltanto a nominarla in modo implicito per accenni ("Non voglio più che accada quella cosa", "Pensarci mi fa sentire male").

La paura della paura, insieme agli effetti indesiderati dei comportamenti protettivi, è perciò in buona misura responsabile della comparsa di nuovi attacchi di panico e, in definitiva, dello sviluppo e mantenimento del disturbo.

Purtroppo non tutti sanno che il disturbo da attacchi di panico, se adeguatamente trattato attraverso una psicoterapia, porta ad una remissione dei sintomi in circa il 90% dei casi.