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Dipendenze 2.0: La Nomofobia   

 

Il termine Nomofobia, coniato da Stewart Fox-Mills, contiene la parola anglosassone “no-mobile” (niente telefono) e quella greca “fobia” (paura).

E’ una problematica odierna e si riferisce al malessere che si genera quando non si ha il proprio cellulare a portata di mano. L’inquietudine collegata al non poter chiamare e ricevere telefonate, al non essere liberi di wazzappare o compulsare costantemente il display dello smartphone, all’impossibiltà di  poter conoscere gli ultimi aggiornamenti degli amici sui social network.

Una condizione che due studiosi italiani, Nicola Luigi Bragazzi e Giovanni Del Puente dell'Università di Genova, descrivono come caratterizzata appunto da “ansia, disagio, nervosismo e angoscia causati da essere fuori dal contatto con un telefono cellulare o un computer”.

Una problematica, ormai così diffusa che i due studiosi raccomandano l'introduzione della “nomophobia” nel novero delle nuove paure del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi mentali (DSM-V) - la “bibbia” a cui si attengono psichiatri e psicologi di tutto il mondo per diagnosticare e trattare le patologie del comportamento.

 

Ma come si riconosce un malato di nomofobia? Ecco alcuni comportamenti sono a rischio:

 

  • Usare regolarmente il telefono cellulare e trascorrere molto tempo su di esso, avere uno o più dispositivi, portare sempre un caricabatterie con se stessi;

 

  • Sentirsi ansioso e nervoso al pensiero di perdere il proprio portatile o quando il telefono cellulare non è disponibile nelle vicinanze o non viene trovato o non può essere utilizzato a causa della mancanza di campo, perché la batteria è esaurita e/o c'è mancanza di credito, o quando si cerca di evitare per quanto possibile, i luoghi e le situazioni in cui è vietato l'uso del dispositivo (come il trasporto pubblico, ristoranti, teatri e aeroporti).

 

  • Guardare lo schermo del telefono per vedere se sono stati riceuti messaggi o chiamate. Si tratta di un disturbo che è stato definito "ringxiety", mettendo insieme la parola “ring” (squillo) e la parola “anxiety” (ansia).

 

  • Mantenere il telefono cellulare acceso sempre (24 ore al giorno) e  dormire con cellulare o tablet a letto.

     

Bragazzi e Del Puente descrivono questa fobia come dotata di due aspetti: da una parte le condotte nomofobiche possono essere utilizzate come “un guscio protettivo o uno scudo” per tenere sotto controllo la realtà esterna tramite comportamenti ritualistici e di gestione dell’ansia, dall'altro come “mezzi per evitare la comunicazione sociale”. Quest’ultimo costituisce un paradosso tipico della nostra società e delle nuove tecnologie, che se da un lato nascono come strumenti per potenziare la comunicazione sociale, di fatto finiscono per impoverirla e renderla più effimera di un tempo.